Leadership e politica del XXI secolo in Italia e Francia

Si è tenuto lo scorso 31 maggio il seminario di formazione politica organizzato dalla LUISS School of Government. Illustri personaggi sono intervenuti su quello che risulta essere oggi un tema di grande attualità: la Leadership politica.

All’incontro non poteva mancare una nostra delegazione che, negli interventi di Pier Ferdinando Casini, Raffaele De Mucci, Marc Lazar, Mara Carfagna e Walter Veltroni, ha saputo percepire quel tratto comune che ancora oggi ci consente di puntare sulle nuove generazioni e sulla possibilità d’individuare una nuova leadership politica in grado di guardare al futuro.

Ad aprire i lavori l’intervento di Casini, che ha inteso evidenziare gli elementi comuni per una buona leadership politica, ossia la pratica e la teoria. Questi sono ancor più importanti se si considera l’attuale periodo storico, nel quale, spesso, la politica è diventata qualcosa d’inaffidabile perché praticata da “dilettanti”. Dobbiamo ricordarci che la politica è prima di tutto passione per l’impegno civile, nonché un meccanismo alternativo per risollevare il nostro Paese.

Pertanto, come spesso capita di sentire, la rete non può assolvere ad un principio di democrazia compiuta. Serve una professionalità politica che consenta di riconoscere lo statista dal politicante. Infatti, mentre il primo pensa al bene del Paese, il secondo pensa a vincere le elezioni. Questa riflessione, se da un lato aiuta a comprendere maggiormente la componente personale, dall’altro non può prescindere dal fatto che la politica di oggi è interessata da fenomeni planetari.

De Mucci ha invece affrontato l’argomento, sotto il profilo filosofico, partendo dall’espressione: “La politica non si insegna”. Essa è rivolta al futuro ma oggi questo meccanismo si è rotto. In considerazione di ciò dobbiamo impegnarci a capire cosa sia successo. Certamente dobbiamo partire dalla distinzione della politica come professione rispetto a quella che invece riguarda la politica come passione. Da ciò possiamo anche immaginare una sorta di consulenza politica che si muove lungo la strada dell’esser utile agli altri e a noi stessi. Il paragone offerto da Lazar pone quindi interrogativi interessanti: cosa significa essere un leader politico? Cosa significa l’etica pubblica oggi in politica?

La situazione francese offre un quadro di analisi differente rispetto a quello italiano. Basti pensare a quello che è successo con l’elezione di Macron. I francesi hanno sempre contemplato il mito dell’uomo providenziale forse perché ancora legati al mito di Napoleone. Sul punto però bisogna dire che il leader forte in Francia non sempre ha grande consenso. Quest’aspetto è utile anche nel confronto con il sistema italiano. A questo proposito, rilevano altresì aspetti personali della figura del leader ossia quello delle competenze e quello della capacità di comunicare. La competenza riguarda anche la forza del presidente stesso. In altre parole, quest’ultimo non può prescindere dal carisma istituzionale, che ha però come effetto negativo la fragilità del leader stesso. Tanto più è percepito come forte tanto più sarà fragile davanti all’opinione pubblica. La Francia risulta quindi essere un’eccezione rispetto agli altri Stati membri in quanto prevale il concetto di democrazia del pubblico. Si nasce raramente leader ma, certamente, lo si diventa.

Le parole dell’On. Carfagna si muovono lungo un approccio etimologico del termine. Infatti, leader significa condurre verso il meglio. In altre parole bisogna avere un obiettivo, un futuro e condurre verso questa immagine del futuro. In Italia, la parola leader è sinonimo di fiducia. Pertanto , rilevano le qualità legate alla competenza, all’onestà e alla capacità d’interpretare la realtà.

Ma la politica non è solo interpretare. L’intervento di Veltroni pone l’accento su un ulteriore punto di osservazione. La politica è anche studio, competenza e conoscenza della realtà. La grande politica, quella con la “P” maiuscola, è lo strumento attraverso il quale il mondo ha evitato in tutti questi anni la rabbia dell’uno contro l’altro. Pertanto, la politica non si improvvisa ma necessita inevitabilmente di competenze in grado di conservare la pace. La stessa competenza è esperienza. Bisogna quindi dividere la politica che persegue un fine da quella che invece rappresenta un mezzo. In considerazione di ciò urge un intervento concreto che sia in grado di restituire alla politica la sua bellezza. Quando si parla, si scelgono le parole e più se ne conoscono e più si può scegliere. La politica quindi è previsione. Bisogna immaginare quello che oggi non c’è senza per questo prescindere dalla realtà. La società veloce non accetta i tempi lunghi della legislazione. Quest’ultima richiede inevitabilmente semplificazione. Pertanto, la politica è dire le parole giuste e fare le cose semplificando il difficile. In quest’ultimo passaggio, semplice nel suo dire, sono presenti due dimensioni del fenomeno: 1) risposte concrete per i cittadini; 2) individuazione del senso e della ragione che le accompagnano. Oggi la leadership politica non può collocarsi al di fuori di queste due dimensioni ma necessità di un approccio diverso che tenga conto dell’attuale.

Con questo articolo abbiamo voluto relazionare i vari interventi affinché si potesse semplificare questo modo di intendere la leadership politica, partendo proprio da un approccio alternativo, innovativo e giovanile del fenomeno.

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giugno 7, 2017

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